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April 30 Visione serena
L'ultimo canto di Saffo
Amore e morte
Il passero solitario
D'in su la vetta della torre antica,![]() Passero solitario, alla campagna Cantando vai finchè non more il giorno; Ed erra l'armonia per questa valle. Primavera dintorno Brilla nell'aria, e per li campi esulta, Sì ch'a mirarla intenerisce il core. Odi greggi belar, muggire armenti; Gli altri augelli contenti, a gara insieme Per lo libero ciel fan mille giri, Pur festeggiando il lor tempo migliore: Tu pensoso in disparte il tutto miri; Non compagni, non voli Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi; Canti, e così trapassi Dell'anno e di tua vita il più bel fiore. Oimè, quanto somiglia Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso, Della novella età dolce famiglia, E te german di giovinezza, amore, Sospiro acerbo de' provetti giorni, Non curo, io non so come; anzi da loro Quasi fuggo lontano; Quasi romito, e strano Al mio loco natio, Passo del viver mio la primavera. Questo giorno ch'omai cede alla sera, Festeggiar si costuma al nostro borgo. Odi per lo sereno un suon di squilla, Odi spesso un tonar di ferree canne, Che rimbomba lontan di villa in villa. Tutta vestita a festa La gioventù del loco Lascia le case, e per le vie si spande; E mira ed è mirata, e in cor s'allegra. Io solitario in questa Rimota parte alla campagna uscendo, Ogni diletto e gioco Indugio in altro tempo: e intanto il guardo Steso nell'aria aprica Mi fere il Sol che tra lontani monti, Dopo il giorno sereno, Cadendo si dilegua, e par che dica Che la beata gioventù vien meno. Tu, solingo augellin, venuto a sera Del viver che daranno a te le stelle, Certo del tuo costume Non ti dorrai; che di natura è frutto Ogni vostra vaghezza. A me, se di vecchiezza La detestata soglia Evitar non impetro, ![]() Quando muti questi occhi all'altrui core, E lor fia vóto il mondo, e il dì futuro Del dì presente più noioso e tetro, Che parrà di tal voglia? Che di quest'anni miei? che di me stesso? Ahi pentirornmi, e spesso, Ma sconsolato, volgerommi indietro. April 22 Vilna
«Juden haben waffen!»Il Ghetto di LvovLa città di Lvov (in polacco Lwow, in tedesco Lemberg) che oggi si trova in Ucraina fu parte dell'Impero Austroungarico sino al 1918. Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale entrò a far parte della Polonia. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale contava 340.000 abitanti di cui ben 110.000 di fede ebraica. I sovietici entrarono nella città tre settimane dopo l'inizio della guerra. Nell'accordo tra nazisti e sovietici per la spartizione della Polonia infatti Lvov ricadeva nella sfera di influenza sovietica. I sovietici avviarono immediatamente una azione di immediata e brutale comunistizzazione della vita economica e sociale della città. Contemporaneamente affluivano in città più di 100.000 ebrei in fuga dalla Polonia occupata dalla Germania. I Sovietici reagirono a questa "invasione" espellendo un notevole numero di ebrei in Siberia. Quando, il 22 giugno 1941, i tedeschi attaccarono l'Unione Sovietica circa 10.000 ebrei fuggirono insieme con le truppe russe in ritirata. Il 30 giugno i tedeschi entravano in città. L'Einsatzgruppe C organizzò immediatamente un pogrom. Gli ebrei vennero accusati di aver collaborato con i russi nell'uccisione di alcuni prigionieri politici ucraini. Si spaventò una spaventosa caccia all'ebreo. Per quattro giorni gli ebrei vennero massacrati dagli ucraini e dai tedeschi, morirono 4.000 ebrei. Dopo che l'8 luglio venne imposto agli ebrei di portare un bracciale con la stella di David la situazione diventò ancora peggiore. Tra il 25 ed il 27 luglio 1941 scoppiò un secondo pogrom nel quale vennero uccisi altri 2.000 ebrei. Nell'agosto 1941 i tedeschi ordinarono la costituzione di uno Judenrat e la consegna di 20 milioni di rubli, una cifra enorme. Vennero presi ostaggi che furono uccisi perché il pagamento non fu puntuale. Per tutta l'estate del 1941 le proprietà ebraiche vennero saccheggiate e confiscate, le sinagoghe incendiate, i cimiteri distrutti. A settembre venne creata una polizia ebraica destinata ad eseguire gli ordini dei tedeschi. Il presidente dello Judenrat Joseph Parnes venne assassinato alla fine di ottobre perché si era rifiutato di collaborare alla evacuazione degli ebrei trasferiti nel campo di concentramento di Janowska. Al suo posto venne nominato Abraham Rotfeld. L'8 novembre 1941 venne istituito il ghetto e gli ebrei vennero spostati in quest'area entro il 15 dicembre successivo. Lo spostamento ebbe luogo tra inenarrabili violenze: 5.000 ebrei vecchi o malati vennero uccisi. Durante l'inverno i tedeschi organizzarono squadre di lavoro ebraiche che cominciarono ad essere inviate in campi di lavoro coatto. Nel febbraio 1942 il capo del ghetto Rotfeld morì e i tedeschi nominarono Henry Landsberg al suo posto. Nel marzo 1942 venne ordinato allo Judenrat di preparare una lista di ebrei da inviare all'est. Benché una delegazione di rabbini chiedesse che fosse rifiutata ogni forma di collaborazione Landsberg sostenne che se non si fosse collaborato i tedeschi avrebbero fatto da soli causando per di più altri lutti. Così vennero consegnati 15.000 ebrei che vennero immediatamente deportati verso il campo di concentramento di Belzec. Alcuni mesi dopo, con il pretesto di non avere permessi di lavoro, altri 8.000 ebrei vennero deportati nel campo di concentramento di Janowska dove vennero uccisi. Il 10 agosto 1942 venne lanciata una seconda Aktion di rastrellamento che proseguì sino al 23: altri 50.000 ebrei vennero inviati a Belzec. Nel settembre 1942 tutti gli ebrei vennero concentrati in un'area più piccola, Landsberg e altri impiegati dello Judenrat vennero impiccati. I tedeschi nominarono capo del ghetto Eduard Eberson. A novembre si svolse un'altra Aktion: circa 6.000 ebrei "inabili al lavoro" vennero inviati ai campi di sterminio. Nel gennaio del 1943 il ghetto venne ufficialmente trasformato in Julag (Judenlager, "campo di lavoro ebraico") e altri 10.000 ebrei vennero uccisi perché privi di permessi di lavoro. Alla fine di gennaio venne sciolto lo Judenrat e numerosi componenti furono assassinati. Il 17 marzo altri 15.000 ebrei vennero uccisi sul posto e 8.000 inviati ad Auschwitz. Il 1° giugno 1943 i nazisti decisero di liquidare definitivamente il ghetto. Quando le SS e i collaborazionisti ucraini entrarono nel ghetto furono accolti dal lancio di bottiglie incendiarie. Nove tra ucraini e tedeschi vennero uccisi. I tedeschi reagirono incendiando uno ad uno i palazzi del ghetto. Nel corso dell'operazione vennero catturati 7.000 ebrei ed altri 3.000 furono uccisi sul posto. Il 2 giugno l'operazione era già terminata ed il ghetto era stato distrutto. Il Ghetto di Lodz (1939-1944)La città di Lodz venne occupata dall'esercito tedesco l'8 settembre 1939. Il territorio circostante venne annesso al Reich e la città venne ribattezzata dai tedeschi Litzmannstadt. Immediatamente dopo l'arrivo dell'esercito in città giunse l'Einsatzkommando 2 comandato da Fritz Liphardt.
Subito vennero attuate azioni di persecuzione brutale verso gli ebrei della città. I negozi e le sinagoghe vennero devastati, gli ebrei brutalizzati nelle loro case e una serie di decreti restrittivi e umilianti vennero emessi in brevissimo tempo. Si attuarono in pochissimi giorni tutte le leggi antiebraiche emanate sino ad allora in Germania. Espulsi da qualsiasi attività economica, confiscate le proprietà e le attività commerciali e industriali, gli ebrei si ritrovarono in pochissimi giorni al centro di un incubo. Il 13 e 14 ottobre i nazisti ordinarono la costituzione di uno Jüdenrat a capo del quale venne posto Chaim Rumkowski. Tuttavia i membri nominati da Rumkowski non piacquero alla Gestapo che li arresto tutti e 31. Soltanto 8 vennero rilasciati, gli altri vennero assassinati. Rumkowski venne costretto a nominare nuovi membri. Quando, il 9 novembre 1939, Lodz venne ufficialmente annessa al Reich le persecuzioni si ampliarono non solo verso gli ebrei ma anche verso i polacchi: a centinai vennero arrestati senza motivo e imprigionati nel carcere di Radogoszcz per poi essere uccisi sul posto o deportati. Il 4 novembre venne imposto agli ebrei di indossare un bracciale con la Stella di David. In due giorni dal 15 al 17 novembre i tedeschi distrussero sistematicamente tutte le sinagoghe. Il 17 novembre con un contrordine venne sostituito il bracciale con una stella cucita sul petto e sulla schiena. Gli ebrei che non fecero in tempo ad adeguarsi rimanendo con il bracciale vennero arrestati. Di pari passo centinaia di appartamenti degli ebrei vennero confiscati e i proprietari deportati. Al marzo 1940 erano già 60.000 gli ebrei che erano stati deportati da Lodz o che erano fuggiti o in territorio sovietico o a Varsavia dove ritenevano che la politica tedesca fosse meno crudele verso la Comunità ebraica. Il 10 dicembre 1939 il governatore del distretto di Lodz Friedrich Übelhõr ordinò la creazione di un ghetto nel quartiere di Baluty. L'8 febbraio 1940 gli ebrei vennero avvertiti da un proclama firmato dal generale delle SS Johannes Schafer che si sarebbero dovuti trasferite tutti nel ghetto. Il Ghetto venne completato e chiuso il 30 aprile 1940 e in un'area di pochi chilometri quadrati vennero ammassate 164.000 persone in un'area abitativa degradata con soli 48.100 vani. Il ghetto venne diviso in tre parti e ciascuna poteva comunicare con l'altra attraverso dei ponti in legno costruiti per non far uscire gli ebrei dalle loro aree. Tra il 1941 ed il 1942 vennero ammassate nel ghetto altre 38.500 persone provenienti dalle campagne, dalla Germania, dall'Austria, dalla Cecoslovacchia e dal Lussemburgo. Se si aggiungono 2300 bambini nati nel frattempo la popolazione complessiva del ghetto saliva così a 204.800 persone. 2) Lo sfruttamento del lavoro e la vita nel Ghetto I tedeschi governavano il ghetto attraverso una amministrazione (Gettoverwaltung) era Hans Biebow. Fu Biebow che promosse la creazione di fabbriche all'interno del ghetto per sfruttare ancora di più il lavoro coatto degli ebrei. A guardia del ghetto venne creata una unità speciale delle SS comandata da Walter Rudolf Keuck mentre, all'interno del ghetto, operava una unità di polizia al comando di Wilhelm Neumann e Bruno Obersteiner. Il lavoro degli ebrei si ampliò giorno dopo giorno all'inizio del 1943 le fabbriche erano 96 e gli ebrei costretti a lavorarvi 78.496. Rumkowski si convinse - come altri dirigenti ebrei dei ghetti - che l'unico modo per sopravvivere era diventare "indispensabili" all'economia di guerra tedesca, perciò vennero spese incredibili energie per mantenere le fabbriche su livelli di produttività incredibili e massacranti per la popolazione. L'apparato burocratico dello Jüdenrat crebbe a dismisura contando 1.300 impiegati. Vi erano 45 scuole elementari, 2 scuole superiori, 5 ospedali e un servizio di polizia ebraica di 530 uomini. 3) Le deportazioni e la fine del Ghetto
Storia del Ghetto di LublinoLublino, nella Polonia orientale, all'inizio della Seconda Guerra Mondiale aveva una popolazione di 40.000 ebrei su di un totale di 122.000 abitanti. Le truppe tedesche entrarono in città il 18 settembre 1939. I provvedimenti contro gli ebrei furono immediati. In diverse retate furono catturati ebrei adulti ed inviati ai lavori coatti. Nel novembre 1939 gli ebrei che abitavano nella strada principale della città (la Kraskowskie Przedmiescie) vennero costretti ad abbandonare le loro case che vennero confiscati. A tutti venne ordinato di cucire sugli abiti la famigerata stella gialla. Il piano di concentramento nazista aveva individuato in Lublino e nel suo territorio circostante il luogo dove creare una "riserva giudaica", cioèun luogo all'interno del Governatorato Generale (la nuova regione creata sulle ceneri della Polonia occupata) in cui concentrare gli ebrei polacchi e quelli espulsi dalla Germania. Dal febbraio 1940 63.000 deportati ebrei vennero fatti confluire a Lublino. Tuttavia i tedeschi avevano sottovalutato le difficoltà connesse ad un concentramento di più di due milioni e mezzo di ebrei. Così dopo due mesi il piano venne sospeso. Frattanto i tedeschi - seguendo il loro schema consueto - ordinarono la costituzione di uno Judenrat (Consiglio Ebraico) di 24 membri. Ad animare lo Judenrat furono chiamate due personalità della città di Lublino: Henryk Bekker ed il suo vice Mark Alten. Lo Judenrat continuò a lavorare - di fatto - come aveva precedentemente operato la Comunità dedicandosi cioËall'assistenza e alla salute. Questa attitudine tuttavia non era per i tedeschi di nessuna utilità. Ciò che volevano era una collaborazione per la creazione di lavoro forzato coatto, la cooperazione per la formazione di liste di persone da deportare ed il controllo di eventuali attività antitedesche. Il Ghetto di KovnoKOVNO (Lith., Kaunas; Pol., Kowno) capitale della Lituania indipendente tra il 1920 ed il 1939, venne annessa nel 1940 all'Unione Sovietica. La comunità ebraica prima della guerra era particolarmente fiorente. Circa un quarto della popolazione - all'incirca 40.000 persone - era ebraica. Il breve periodo di dominazione sovietica fu particolarmente duro sia per i lituani che per gli ebrei. I sovietici abolirono le fiorenti istituzioni ebraiche e promossero un periodo di sanguinario terrore su Kovno e sull'intera Lituania. Il 14 giugno 1941 - all'avvicinarsi delle armate tedesche - i sovietici deportarono centinaia di ebrei e di lituani trasferendoli in Siberia. I tedeschi occuparono la città il 24 giugno 1941. Alcune centinaia di ebrei cercarono scampo nella fuga e tentarono di rifugiarsi nelle zone boscose limitrofe. La fuga era pienamente giustificata: in Lituania si era sviluppato un profondo antisemitismo secondo il quale la crudeltà sovietica era direttamente collegata alla percentuale di dirigenti comunisti di origine ebraica. Così - all'approssimarsi dei tedeschi - bande armate di lituani cominciarono dapprima a saccheggiare i beni degli ebrei di Kovno e poi a ucciderli in pogrom apparentemente spontanei ma appoggiati dai tedeschi stessi. Gli ebrei vennero arrestati in massa e imprigionati nella cosiddetta zona dei "Settanta Forti" (una catena di fortificazioni costruita intorno a Kovno). Qui gli irregolari lituani maltrattarono e fucilarono i prigionieri. Al di fuori della città contemporaneamente l'Einsatzgruppe aveva già iniziato a massacrare gli ebrei sparsi nei dintorni. Si calcola che 10.000 ebrei morirono in tal modo tra il giugno ed il luglio 1941. Quando i tedeschi istituirono una amministrazione civile in Lituania il Brigadeführer Hans Kramer venne nominato commissario di Kovno. Kramer emanò immediatamente i decreti antiebraici e costituì un ghetto nel quartiere di Slobodka. In realtà si trattava di due aree, una denominata "Grande Ghetto" ed una denominata "Piccolo ghetto". Il ghetto venne circondato da filo spinato e gli accessi controllati dagli irregolari lituani e dalle truppe tedesche. Nel ghetto vennero rinchiuse 29.760 persone. Nei seguenti due mesi e mezzi vennero uccise circa 3.000 persone. Il 28 ottobre 1941 i tedeschi lanciarono una azione su larga scala arrestando 9.000 persone (tre le quali moltissimi bambini) le condussero al Nono Forte e le sterminarono tutte. Dopo questa data le azioni di sterminio cessarono sino al marzo 1944. Nel Ghetto sopravvivevano in condizioni disumane 17.412 persone. La maggior parte degli ebrei venne utilizzata nel lavoro coatto in cambio del quale ricevevano razioni alimentari al di sotto del limite minimo di sopravvivenza. Il periodo di "calma" anche se non caratterizzato da eccidi di massa fu punteggiato di episodi di indicibile crudeltà. Nel febbraio 1942 venne ordinato agli ebrei di consegnare libri e qualsiasi materiale a stampa in loro possesso; in agosto vennero chiuse le sinagoghe e i servizi religiosi furono proibiti. Si vietò qualsiasi forma di insegnamento fatta eccezione per le scuole religiose. Si proibì l'importazione di qualsiasi genere alimentare nel Ghetto. Possedere denaro era strettamente vietato. Ciononostante gli ebrei del Ghetto cercarono di reagire. Come da ordine tedesco venne costituito un Consiglio degli Anziani presieduto da Eichanan Elkes, e da Leib Garfunkel suo vice. Eletti dal voto popolare i due organizzarono un corpo di polizia ebraica di 150 persone, un ufficio preposto alla salute pubblica, alla cultura e all'approvvigionamento. Si organizzarono diversi servizi per la popolazione: un'ospedale, una clinica, una casa di riposo, una cucina pubblica, una scuola ed un'orchestra. Quando venne proibita ogni attività culturale gli ebrei continuarono in clandestinità a promuovere eventi e spettacoli. La tradizionale scuola religiosa venne mantenuta in vita. Anche i partiti politici erano attivi, particolarmente il partito sionista. Il Consiglio degli Anziani supportò come poté i membri della resistenza che tentarono di fuggire dal ghetto per unirsi alla resistenza sovietica. In questo senso il Ghetto di Kovno rappresenta una eccezione di unità tra i suoi membri che non ha riscontro altrove. Nel 1943 il ghetto venne trasformato in campo di concentramento e quattromila abitanti vennero trasferiti in campi di lavoro intorno a Kovno. Dinanzi alla crescente pressione tedesca le forze politiche del Ghetto di Kovno cominciarono a costruire le premesse per una resistenza attiva. Nell'estate del 1943 i Sionisti ed i Comunisti si riunirono in una organizzazione di resistenza comune, la JFO. Scopo dell'organizzazione era facilitare la fuga dei suoi membri dal Ghetto per riunirsi alla resistenza sovietica. Nel momento di maggiore attività lo JFO contava 600 membri attivi. Nel settembre 1943 la JFO stabilì un contatto diretto con il movimento partigiano grazie all'aiuto di una giovane ebrea, Gesja Glazer, nome in codice Albina, che venne paracadutata dietro le linee e visitò il Ghetto. Il contatto permise allo JFO di coordinarsi per inviare nelle foreste di Augustow una parte dei suoi membri. Un centinaio di resistenti cercò di fuggire dal Ghetto, dieci vennero uccisi nel tentativo, quindici morirono in prigione e quattordici vennero condotti al Nono Forte. Alla fine del 1943 circa 170 membri dello JFO - divisi in otto gruppi - lasciarono il Ghetto a bordo di camion in direzione della foresta di Rudninkai a sud di Vilna. La maggior parte riuscì a raggiungere i partigiani. In tutto queste operazioni consentirono a circa 350 partigiani ebrei di lasciare il Ghetto. Cento di questi persero la vita nel tentativo. Nel settembre 1943 dal ghetto di Kovno che ora era formalmente il Konzentrationlager Kaunas, furono evacuati 4.000 abitanti e trasferiti in piccoli campi intorno alla città. Il 26 ottobre 1943 altri 2.709 ebrei vennero spediti ai campi di lavoro dell'Estonia. Il 27 marzo 1944 1.800 persone, neonati, bambini, vecchi vennero trascinati fuori dalle loro case e massacrati. Quaranta poliziotti accusati di aver favorito la resistenza vennero fucilati. Gli altri poliziotti vennero posti sotto gli ordini diretti delle SS. Il Consiglio degli Anziani venne sciolto e Elkes venne nominato "Ebreo Anziano", di fatto privato di qualsiasi autorità. L'8 luglio 1944, all'avvicinarsi delle truppe sovietiche, i tedeschi cominciarono l'evacuazione del Ghetto con l'intento di condurre gli ebrei in campi di concentramento all'interno della Germania. La resistenza ebrea si attendeva questo momento e si era preparata alla resistenza. Nascosti in rifugi e bunker cercarono di sottrarsi all'arresto. I tedeschi usarono cani, lacrimogeni, bombe incendiarie per costringere gli ebrei ad uscire dai loro rifugi. Nei combattimenti morirono 2.000 persone. Soltanto 90 riuscirono a sopravvivere sino all'arrivo delle truppe sovietiche. Circa 4.000 ebrei vennero trasferiti in Germania nei campi di Kaufering, Stutthof e Landsberg. Nell'ottobre 1944 furono raggiunti da un altro gruppo che sino a quel momento era stato detenuto in alcuni campi estoni. Quando i campi vennero liberati erano sopravvissuti ancora 2.000 ebrei di Kovno. Insieme a quelli che erano riusciti a nascondersi alla fine della guerra era sopravvissuto soltanto l'8% della comunità ebraica di Kovno Il Ghetto di Cracovia (1939-1943)La città di Cracovia venne occupata dall'esercito tedesco il 6 settembre 1939. Le azioni contro la comunità ebraica furono immediate e guidate dall'Einsatzkommando 2 appartenente all'Einsatzgruppe I. Responsabile del comando era l'Obersturmbannführer Max Grossopf. Il 26 ottobre, al termine delle operazioni militari, Cracovia venne dichiarata capitale del Governatorato Generale, la nuova provincia occupata della Polonia centro-orientale. Con l'insediamento di Hans Frank come Governatore la persecuzione nei confronti degli ebrei continuò anche dopo il passaggio dei poteri dall'amministrazione militare a quella civile. Secondo la tecnica escogitata da Heydrich già il 28 novembre i tedeschi crearono uno Judenrat al capo del quale, nell'estate del 1940 posero Artur Rosenzweig. Il 3 marzo 1941 venne creato il ghetto di Cracovia nel quartiere di Podgorze, a sud della città. Il 20 marzo l'intera area, che misurava 600 metri per 400 venne circondata da un muro dotato di filo spinato. Vi furono concentrati tutti gli ebrei della città e quelli rastrellati nei vicini villaggi. Alla fine del 1941 nel ghetto erano rinchiuse 18.000 persone. Per sfruttare al meglio la manodopera i tedeschi istituirono delle fabbriche all'interno del ghetto e una parte degli ebrei venne anche fatta lavorare in aziende esterne. Il 19 marzo 1942 i tedeschi iniziarono la "Intelligenz Aktion" cioè l'arresto e l'assassinio di tutte le persone considerate come punti di riferimento per la comunità. Circa cinquanta persone vennero arrestate e trasportate al campo dio concentramento di Auschwitz dove vennero uccise. Alla fine del maggio 1942 i tedeschi cominciarono a pianificare la liquidazione del ghetto e il trasporto degli ebrei nei campi di sterminio. L'azione partì il 28 maggio e si protrasse sino all'8 giugno. Alla fine circa 6.000 ebrei erano stati catturati e trasportati al campo di sterminio di Belzec. Trecento persone vennero uccise nel ghetto durante l'azione. Venne ucciso anche il presidente dello Judenrat Rosenzweig che si era rifiutato di collaborare. Lo Judenrat venne sciolto ed al suo posto vene nominato David Guter con il titolo di "commissario". Erano rimasti poco meno di 12.000 ebrei nel ghetto ed ebbero una relativa tranquillità soltanto sino al 27 ottobre 1942 giorno in cui partì la seconda Aktion. Ufficialmente l'azione venne fatta partire perché il "Commissariato" si era rifiutato di consegnare 4000 ebrei per la deportazione. L'azione fu condotta con una bestialità sanguinaria: 7.000 ebrei furono catturati e deportati a Belzec e Auschwitz e 600 vennero uccisi sul posto durante il rastrellamento. Vennero uccisi i malati dell'ospedale, gli anziani della casa di riposo e i bambini dell'orfanotrofio. Il ghetto divenuto ancora più piccolo venne diviso in due parti: l'area A e l'area B. Il 13 marzo 1943 i 2.000 abitanti dell'area A vennero trasferiti al campo di Plaszow. Il giorno dopo venne attaccata l'area B: 2300 ebrei vennero catturati e trasportati ad Auschwitz-Birkenau dove vennero gassati e 700 furono uccisi sul posto. Di quelli trasferiti a Plaszow ne sopravvissero poche centinaia. Il ghetto di Cracovia ed il campo di concentramento di Plaszow furono la cornice per la storia di Oskar Schindler - reso famoso dal film Schindler's List di Steven Spielberg - che riuscì a salvare 1.100 ebrei già condannati a morire nel campo utilizzandoli in una sua fabbrica (sostanzialmente di copertura per il salvataggio). Napoli, quartiere Vomero, 29 novembre 1937La nostra storia potrebbe cominciare da molti luoghi.
Dalla Russia patria di ventiquattro soldati prigionieri, dalla Francia dove un medico candidato al premio Nobel lavorava. Dalla Polonia, dalla Jugoslavia o dalla Germania. Tra le tante possibilità la nostra storia inizierà in Italia, a Napoli, quartiere Vomero, al numero 8 di Via Scarlatti, il 29 novembre 1937. Eduardo De Simone e sua moglie Gisella quel giorno sono felici è nato il primo figlio: un maschietto, si chiamerà Sergio. L'Italia fascista non ha ancora varato leggi razziali, Gisella che è israelita pensa al suo bambino e al futuro che avrà. Papà Eduardo è in Marina, imbarcato. La guerra è lontana, probabilmente non ci sarà. Gisella è nata a Vrhnika in Jugoslavia e in quel giorno di novembre mentre guarda il suo bambino ha da poco compiuto trentatré anni. Come si siano conosciuti Eduardo e Gisella non sappiamo. Forse Eduardo era arrivato a Fiume per lavoro, forse aveva visto quella bella ragazza durante una passeggiata in una giornata di riposo. Gisella viveva lì a Fiume e forse incontrò per la prima volta Eduardo mentre passeggiava con Mira e Sonia le sue due sorelle o mentre teneva per mano il fratellino Giuseppe. Probabilmente quando Gisella decise di parlare di Eduardo ai suoi genitori il padre Mario Perlow avrà scosso la testa, avrà pensato che il matrimonio con un ragazzo napoletano avrebbe allontanato da sé la figlia. Forse avrà incrociato con lo sguardo quello di sua moglie Rosa per capire cosa ne pensasse. In fondo non ha molta importanza sapere come Eduardo conobbe Gisella. Di certo sappiamo che quando si sposarono Gisella se ne andò con Eduardo a Napoli, in un'altra città di mare come Fiume. Certamente quel 29 novembre 1937 Eduardo telegrafò a Fiume per far conoscere la buona notizia ai nonni, alle zie, allo giovane zio. Mentre Sergio si fa grande il mondo comincia a bruciare. Nel settembre 1939 i giornali annunciano che la Germania è entrata in guerra. Il 10 giugno 1940 anche l'Italia fascista entra nel conflitto. Eduardo è sempre più spesso lontano come tanti, come tutti. In quasi tre anni di guerra la vita si è fatta sempre più difficile. Napoli subirà pesantissimi bombardamenti: quasi 10.000 mila case cadranno sotto le bombe. Ed è forse per paura degli aerei Alleati, forse perché si sente sola Gisella decide di trovare rifugio a Fiume che le sembra più sicura, che le sembra più lontana dal fronte che dopo lo sbarco americano in Sicilia si avvicina sempre di più. Così Gisella e il piccolo Sergio raggiungono Fiume. L'8 settembre del 1943 l'Italia firma l'armistizio con gli Alleati, mentre il generale Badoglio annunzia che "la guerra continua", a Fiume cambiano molte cose.
I tedeschi occupano l'Italia, ne strappano ampie zone, le pongono sotto la sovranità del Reich. Fiume entra a far parte dell'Adriatische Kusterland. Arrivano nuovi padroni. Arriva Odilo Globocnik e tutti gli uomini che hanno prima gasato migliaia di disabili tedeschi nel quadro del progetto eutanasia e che poi, hanno costruito Treblinka, Sobibor, Belzec. Arrivano a Trieste e Fiume gli uomini che hanno mandato nelle camere a gas quasi un milione e mezzo di ebrei. Arrivano e la caccia agli ebrei si apre. Gisella e Sergio non tardano a cadere nella rete. Il 21 marzo 1944 le SS fanno irruzione nell'appartamento dei Perlow in via Milano 17 arrestano Gisella, Sergio, le zie Mira e Sonia, lo zio Giuseppe. Tutti sono portati al campo di concentramento di San Sabba. Il tempo di una giornata ed il 29 marzo vengono fatti salire sul convoglio T25: destinazione Auschwitz. Quel treno attraversò l'Europa in quell'inizio di primavera, dopo centinaia di chilometri entrò nel campo di Auschwitz. Erano trascorsi 6 giorni di viaggio. Centotre maschi vengono inviati subito alle camere a gas, i rimanenti 29 vengono marchiati sul braccio con i numeri dal 179587 al 179615. Cinquantatré donne - tra le quali Gisella, Mira e Sonia - vengono marchiate con i numeri dal 75460 al 76512. Da questo momento Sergio diventa il prigioniero A 179614. Per un poco viene lasciato con sua madre poi, il 14 maggio 1944, il dottor Josef Mengele seleziona Sergio lo sottopone ad esami del sangue e lo fa operare alle tonsille. Insieme con lui vengono selezionati altri 19 bambini: 9 maschi e 10 femmine. Il documento che riporta questa attività di Mengele sfugge miracolosamente alla distruzione degli archivi. Rappresenta l'unico documento ufficiale della tragedia che sta per accadere. Sergio è solo. Lo portano al Block 10, la "Baracca dei bambini". April 16 Definire gli ebrei - 3Definire gli ebrei - 3 La sera del 14 settembre 1935 la stessa commissione che aveva redatto la "Legge per la protezione del sangue e dell'onore tedesco" si riunì nuovamente per redigere la "Legge sulla Cittadinanza". Promulgata il 15 settembre 1935 la nuova legge si presentava in modo estremamente scarno: soltanto tre articoli. Non era necessario infatti dilungarsi in una complessa legge poiché l'obiettivo era semplice: togliere agli ebrei la cittadinanza tedesca e i privilegi e le garanzie ad essa connessi.Questo risultato veniva ottenuto attraverso una preliminare distinzione tra "suddito" e "cittadino". Il suddito del Reich è chi gode della protezione dello Stato Tedesco. Il cittadino invece è un suddito di sangue tedesco o apparentato. La differenziazione, tutt'altro che oziosa, tra suddito e cittadino accordava il pieno godimento dei diritti civili ai soli cittadini. Come risultato gli ebrei potevano essere sudditi ma non cittadini, sottoposti alle leggi dello stato ma privi di qualsiasi reale diritto.Eliminati dalla Pubblica Amministrazione, privati della cittadinanza e ridotti a sudditi privi di diritti. Il più era stato fatto nel breve volgere di due giorni. Per definire una volta per tutte chi fosse ebreo e chi no occorsero altri due mesi di lavoro. Fu sempre il Segretario della Cancelleria del Reich Lammers a sobbarcarsi l'impresa con la sua commissione. Non occorreva una legge apposita di definizione degli ebrei ma un semplice regolamento alla "Legge sulla Cittadinanza". La commissione presieduta da Lammers lavorò tra difficoltà non indifferenti: le opinioni erano diverse e oscillavano verso punte di rigidità estremamente pericolose. Veri punti di mediazione e soluzione furono il Segretario di Stato Stuckart ed il suo esperto per i problemi ebraici Bernhard Losener che, senza dubbio, può essere considerato il padre del "Primo Regolamento alla Legge sulla Cittadinanza". I due uomini del Ministero degli Interni dovevano risolvere lo spinoso problema dei "mezzi-ebrei". Il Partito Nazista intendeva assimilarli agli ebrei puri. Losener viceversa propose due categorie di "mezzi ebrei". Alla fine del lavoro la proposta di Stuckart e Losener divenne il Primo Regolamento sulla Cittadinanza promulgato il 14 novembre 1935.Si individuavano così ebrei e non ariani (Mischlinge). I non ariani erano sottoposti a tutte le restrizioni comuni, gli ebrei erano destinati al processo di distruzione.
Il poster qui riprodotto fu pubblicato nel 1935 sullo "Stuermer", il testo dice: "Inquinamento della razza. Sin dal 1923 Julius Streicher ha illuminato il pubblico sulla questione dell'inquinamento della razza. Nel 1933, il Fuehrer ha dichirato l'inquinamento della razza un crimine punibile con la prigione. Ciononostante centinaia di crimini contro la razza continuano a essere commessi in Germania dagli ebrei. Cosa è l'inquinamento della razza? Perché il Fuehrer ha emanato le Leggi di Norimberga? Perché gli ebrei - sistematicamente e massicciamente - commettono crimini razziali contro le donne tedesche? Quali le conseguenze la fanciulla tedesca? Quali per il popolo tedesco?" Definire gli ebrei - 2
Definire gli ebrei - 1Il punto di partenza per ogni persecuzione sta nella esatta definizione del perseguitato. Occorre cioé "creare delle categorie", distinguere tra la "normalità" e la "anormalità". Soltanto dopo aver definito le caratteristiche del "nemico" è possibile scatenare su di lui una persecuzione.Per questo motivo la prima preoccupazione del governo nazista fu la precisa determinazione dell'ebreo.Hitler giunse al potere a seguito di libere elezioni ottenendo dal presidente Hindenburg la carica di Cancelliere il 30 gennaio 1933. Dopo soltanto poche settimane, il 6 marzo 1933, il Segretario di Stato del Ministero dell'Economia Bang scrisse una lettera personale al Capo della Cancelleria del Reich Lammers suggerendogli di adottare alcune misure antiebraiche. Lammers, a sua volta, trasmise la lettera al Ministro degli Interni Frick aggiungendo la sua proposta di cacciare dalla Germania gli ebrei dell'Europa orientale di nazionalità straniera. Il meccanismo a lungo preparato si stava mettendo in moto. Il primo obiettivo consisteva nel rendere judenfrei l'amministrazione dello Stato. In questo senso i progetti per l'esclusione degli ebrei dalla funzione pubblica erano già pronti. Tuttavia proprio la necessità di espellere gli ebrei dalla "macchina dello Stato" ripropose con urgenza la necessità di dare al più presto una definizione certa dell'ebreo. 4 - «SOLUZIONE FINALE»La soluzione di sterminare sul posto gli ebrei rappresentò un "salto di qualità" nel progetto di eliminare il giudaismo europeo. Per la prima volta si teorizzava e applicava nel concreto un piano di eliminazione fisica. Tuttavia il sistema di sterminare gli ebrei laddove vivevano non poteva essere adottato al di fuori dell'Unione Sovietica. Lo sterminio degli ebrei occidentali non poteva essere attuato con mezzi così brutali ed evidenti. Non si potevano assassinare in massa gli ebrei olandesi, francesi, greci alla luce del sole. Le fucilazioni compiute ad Oriente erano inimmaginabili ad Occidente. Occorreva studiare un altro metodo. Ed è di fronte a questi problemi che si fece strada la "soluzione finale". Vi erano state diverse esperienze di sterminio negli anni precedenti che concorsero ad ideare la soluzione finale: il programma di eutanasia aveva formato un nucleo di specialisti che aveva ideato le uccisioni con i gas; la deportazione in Polonia degli ebrei del Reich aveva fornito degli "insegnamenti" sulle tecniche di deportazione; il concentramento in ghetti aveva messo in grado le possibilità della macchina dello sterminio. Con un bagaglio di esperienza così ampio si fece definitivamente strada la soluzione finale cioe' l'annientamento fisico degli ebrei in campi di concentramento predisposti a Oriente. La teorizzazione di questa soluzione finale venne affidata ad Himmler e ad Heydrich. Lo spartiacque storico venne marcato dalla cosiddetta Conferenza del Wannsee, una riunione nella quale si iniziarono a coordinare tutti gli enti interessati al buon esito della soluzione finale. All'inizio del 1942 la "soluzione finale del problema ebraico" era stata varata. 3 -STERMINIO IN UNIONE SOVIETICAMentre si affermava la soluzione della "ghettizzazione" la Germania stava preparando i piani di invasione dell'Unione Sovietica. In prospettiva l'invasione dei grandi territori dell'Ucraina, della Bielorussia e della Russia europea aggravava il "problema ebraico". Infatti il numero degli ebrei che vivevano in Unione Sovietica ammontava a svariati milioni. La soluzione adottata in Polonia non sembrava praticabile. Si fece strada un'ipotesi alternativa: eliminare fisicamente gli ebrei dell'Unione Sovietica con nuclei di sterminio mobili appositamente creati. Nel marzo 1941 Hitler affermò che "l'intellighenzia giudeo-bolscevica in Unione sovietica doveva essere eliminata" ma questo era un compito difficile che non poteva essere affidato all'esercito. In una direttiva dell'esercito del 13 marzo 1941 si informavano i comandanti militari che Hitler aveva incaricato Himmler di certi compiti speciali nelle zone operative dell'esercito. Himmler avrebbe agito di autorità propria e sotto la sua personale responsabilità. Di fatto questi compiti consistevano nel massacro degli ebrei sovietici ad opera dei cosiddetti "Einsatzgruppen". Il 22 giugno 1941 la Germania invadeva l'Unione Sovietica. Nei territori che con estrema velocità le armate tedesche stavano occupando vivevano 4.000.000 di ebrei. All'avanzare delle truppe tedesche, alle loro spalle, gli Einsatzgruppen iniziarono un sistematico massacro che - secondo le valutazioni degli storici - provocò oltre 1.500.000 morti. 2 - GHETTIZZAZIONE AD ORIENTEIn piena guerra il problema si aggravò ulteriormente. L'invasione del Belgio, dell'Olanda, della Francia, della Danimarca e Norvegia fece aumentare ulteriormente il numero degli ebrei caduti nelle mani del nazismo. L'obiettivo prioritario, rendere judenfrei la Germania si allargò a dismisura: si trattava ora di rendere judenfrei l'intera Europa. La soluzione non poteva più essere quella di far emigrare gli ebrei all'estero. Si fece così strada un'altra soluzione: deportare gli ebrei europei all'Est concentrandoli nei territori polacchi occupati. In questa operazione di concentramento dovevano essere coinvolti ovviamente anche gli ebrei polacchi. Creare in Polonia dei grandi ghetti apparve la soluzione più appropriata. Tuttavia sin dall'inizio ci si scontrava con un altro pilastro dell'ideologia nazista: lo "spazio vitale" che la Germania doveva guadagnarsi ad Est. I territori conquistati dovevano infatti essere destinati ai tedeschi che avrebbero dovuto insediarvisi. Il concentramento nei ghetti della Polonia non poteva dunque rappresentare la "soluzione finale" del problema ebraico ma una "soluzione transitoria" in attesa della fine della guerra dopo la quale si sarebbe dovuta trovare una soluzione alternativa. 1- "SOLUZIONE EMIGRAZIONE" (1933-1941)Inizialmente, vale a dire sino allo scoppio della guerra, apparentemente l'obiettivo principale del nazismo e di Hitler consistette nel rendere il Reich judenfrei vale a dire "libero dagli ebrei". Il sistema prescelto per "ripulire" la Germania dagli ebrei fu, in questa prima fase, costringerli ad emigrare. Rendendo loro intollerabili le condizioni di vita attraverso una legislazione sempre più oppressiva, si cercava di spingerli verso un esodo definitivo all'estero. Il bilancio di questa fase che va sostanzialmente dal 1933 al 1939, non fu tuttavia coronato da successo.
Dei 520.000 ebrei tedeschi che vivevano in Germania nel 1933, ne rimanevano 350.000 nel 1938. Ma in quello stesso anno con l'annessione dell'Austria i nazisti si trovarono a dover "gestire" anche i 190.000 ebrei austriaci. Riuscire a far emigrare altri 540.000 ebrei apparve era impossibile. Ad ogni espansione della Germania nazista il numero degli ebrei cresceva e le nazioni estere non furono in grado o non vollero assorbire l'ondata di emigrazione ebraica proveniente dal Reich. La soluzione "emigrazione" alla vigilia della guerra appariva sostanzialmente fallita. Nacque allora l'idea di ampliare il concetto stesso di deportazione trasferendo forzatamente in un luogo distante gli ebrei tedeschi. Il luogo venne individuato nell'isola di Madagascar. All'epoca il Madagascar era una colonia francese e per rendere possibile il piano, occorreva sottoscrivere un accordo diplomatico. Nonostante i numerosi colloqui non si raggiunse alcun risultato positivo. Con la sconfitta della Francia questa ipotesi tornò in auge. La resistenza della Gran Bretagna tuttavia impediva la realizzazione del progetto. In più nel 1940 la situazione era drammaticamente mutata: non si trattava più di far emigrare 520.000 ebrei tedeschi, occorreva sbarazzarsi anche degli ebrei polacchi che assommavano a 2.000.000 di persone. Nel febbraio 1941 Hitler discusse il problema con il consigliere del lavoro Ley. Dal diario personale di Gerhard Engel (un ufficiale che prestava servizio presso il quartier generale del Führer) sappiamo che Hitler aveva ancora in mente l'idea dell'emigrazione forzata anche se questa andava presentando sempre maggiori difficoltà a causa della guerra. Hitler ammise che all'inizio aveva affrontato il problema pensando soltanto agli ebrei che vivevano nel Reich. Ora l'obiettivo era diventato più ambizioso: l'influenza ebraica doveva essere eliminata da tutti i territori sotto il controllo dell'Asse. Hitler a questo punto sostenne che occorreva riprendere in mano la questione del Madagascar con i francesi. Martin Bormann chiese come si sarebbe potuto trasportare così tanti ebrei in un luogo così distante vista la presenza della flotta inglese. Hitler ribatté che occorreva studiare la questione e si dichiarò disposto a usare l'intera flotta se necessario ma non voleva esporre i marinai tedeschi ai siluri inglesi. Ora però "pensava a ogni cosa, da un punto di vista diverso, e non certo con maggiore simpatia" [verso gli ebrei]. Hitler pensava cioé ad altre possibili soluzioni. |
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