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April 22 Vilna
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1.L'OCCUPAZIONE SOVIETICA DI VILNA (1939-1941)
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Il patto Ribbentropp-Stalin del 1939 riconobbe ai Sovietici la Lituania come zona di influenza mentre i tedeschi si incorporavano la cittadina di Memel che ospitava una forte minoranza tedesca. Quando il 1° settembre 1939 i tedeschi e i russi invasero la Polonia scatenando la Seconda Guerra Mondiale le truppe sovietiche entrarono a Vilna il 19 settembre 1939. La comunità ebraica - che temeva l'arrivo dei tedeschi - accolse con favore l'Armata Rossa. Una parte di ebrei polacchi che erano stati intrappolati nella Polonia occupata dai tedeschi trovò scampo a Vilna. Ovviamente i Lituani - che con l'invasione russa perdevano la loro indipendenza - non videro l'arrivo russo con lo stesso spirito positivo. I Sovietici imposero alla Lituania un patto di alleanza militare il 10 ottobre 1939. Di fatto si trattava di una vera e propria occupazione della Lituania con il conseguente insediamento di truppe sovietiche sul territorio della piccola repubblica baltica. Il 28 ottobre 1939 i nazionalisti lituani diedero vita ad una rivolta e si impossessarono della città. A questa operazione fecero seguito una serie di azioni violente contro la comunità ebraica. Tra il 10 e l'11 novembre 1939 gli attacchi contro la comunità ebraica accusata di collusione con i sovietici si fecero particolarmente intensi. Il governo lituano a maggioranza antisovietica stipulò un trattato di alleanza con Estonia e Lettonia in funzione antisovietica. La reazione russa non si fece attendere. Mosca inviò un ultimatum alla Lituania chiedendo l'immediata costituzione di un governo amico dell'Unione Sovietica, l'accettazione di un numero ancora maggiore di unità militari sovietiche sul territorio lituano e il ripudio dell'alleanza con Estonia e Lettonia. Senza aspettare risposta all'ultimatum le truppe sovietiche entrarono in Lituania il 15 giugno 1940. Un mese dopo - il 14 luglio 1940 - vennero indette delle elezioni per far divenire la Lituania una delle repubbliche dell'Unione Sovietica. Ovviamente le elezioni - sotto lo stretto controllo sovietico - diedero l'esito che Stalin si attendeva: la Lituania perse la propria indipendenza e divenne una Repubblica Sovietica. La repressione e la sovietizzazione del Paese fu particolarmente violenta e colpì in modo indiscriminato sia i lituani che gli ebrei. Circa 6.500 ebrei furono costretti ad abbandonare la Lituania e migliaia di Lituani sospetti vennero deportati in Siberia. Vennero vietati gli insegnamenti religiosi sia cristiani che ebraici e chiuse le organizzazioni non comuniste.
2. L'ARRIVO DELLE TRUPPE TEDESCHE A VILNA
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Il 22 giugno 1941 un pesante attacco aereo tedesco su Vilna preannunciò l'inizio della guerra russo-tedesca. La popolazione ebraica si divise: molti decisero di fuggire verso l'Unione Sovietica, molti altri decisero di rimanere in città. Molti dei fuggitivi non riuscirono a porsi in salvo a causa della rapida avanzata tedesca. La maggioranza della popolazione lituana accolse con gioia l'avanzata tedesca sperando che le truppe naziste avrebbero ridato alla Lituania l'indipendenza. I nazionalisti attaccarono le truppe russe in ritirata ed iniziarono a scatenare pogrom antiebraici per dare maggior peso alla loro richiesta di indipendenza. Già il 27 giugno 1941 si ebbero retate ed arresti di ebrei di sesso maschile. Le azioni antiebraiche fomentate dagli Einsatzgruppen avanzanti cominciarono a esaurirsi con l'arrivo delle truppe tedesche per essere sostituite da azioni di sterminio e controllo più pianificate. Tra il 4 luglio e l'8 agosto vennero uccisi 6.000 ebrei
3. I PROVVEDIMENTI CONTRO GLI EBREI
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Il 3 luglio 1941 per ordine del comandante della città Von Osten gli ebrei vennero obbligati a portare la stella di David cucita sugli abiti. Alcuni giorni dopo il comandante in seconda, il tenente colonnello Zehnpfenning diramò minuziose istruzione su dimensioni e colori dei bracciali con la stella da indossare. Ovviamente fecero seguito tutti i classici e odiosi divieti nazisti: divieto di camminare sui marciapiedi, di possedere radio, di utilizzare telefoni e mezzi pubblici, divieto di frequentare il mercato e i mezzi pubblici. Le attività commerciali vennero confiscate. Il 4 luglio venne dato ordine di costituire un consiglio ebraico (Judenrat) dapprima di dieci e poi di ventiquattro membri. Questi primi provvedimenti emanati dall'autorità militare vennero razionalizzati e resi maggiormente efficaci con l'arrivo, l'8 luglio, di Hans Christian Hingst, Sturmbannführer delle SA incaricato della amministrazione civile di Vilna. Il 6 agosto 1941 Hingst impose agli ebrei di Vilna un tributo di 500.000 Reichsmark.
4. I RESPONSABILI TEDESCHI
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Le operazioni di massacro sistematico che nell'estate del 1941 venivano attuate erano dirette da un distaccamento (Sonderkommando) dell'Einsatzkommando 9 Oberscharführer Horst Schweinberger. A coadiuvare Schweinberger era Martin Weiss, Hauptscharführer delle SS e comandante del carcere della città che dal gennaio 1942 sostituirà Schweinberger. Spostato alla sezione ebraica della Gestapo nel 1943 venne processato nel 1950 a Wurzburg e condannato all'ergastolo. Fu denominato "Il signore di Ponary". Altro personaggio di rilievo nei massacri di Vilna fu Rolf Neugebauer comandante della Gestapo di Vilna dal febbraio 1942 all'ottobre 1943 diresse l'SD e la Polizia di Sicurezza della città. Fu trasferito più tardi a Kaunas e poi a Budapest. Altro carnefice fu August Hering, capo del Sonderkommando di Vilna dal gennaio al giugno 1942. Nel 1950 fu processato insieme a Weiss e condannato all'ergastolo. Vi era poi Franz Murer aiutante di Hingst che verrà rintracciato da Simon Wiesenthal. Infine Bruno Kittel ex attore fu il responsabile finale della liquidazione del ghetto dal giugno 1943 direttore della sezione affari ebraici della Gestapo di Vilna.
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5. LE OPERAZIONI DI ANNIENTAMENTO
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| Tra il 31 agosto ed il 3 settembre le operazioni di annientamento proseguirono. Fu quella che venne ricordata come "la grande provocazione". Gli ebrei furono accusati di aver ferito un soldato tedesco. Tutti gli ebrei che abitavano nella zona destinata a diventare ghetto vennero arrestati. Secondo il rapporto dell'Einsatzkommando vennero fucilati 3.700 ebrei (864 uomini, 2019 donne e 817 bambini). Tra il 5 ed il 6 settembre le case rimaste vuote delle vittime vennero adibite a ghetto. Di fatto furono costituiti due ghetti separati dalla Deutsche Strasse: il Ghetto 2 più piccolo con 11.000 abitanti ed il Ghetto 2 più grande con 29.000. Gli ebrei vennero spostati in queste due aree in condizioni disumane: lo spazio era assolutamente insufficiente per ospitare tutte queste persone e si profilava con tutta evidenza la volontà tedesca di eliminare fisicamente in tempi brevi la comunità di Vilna. Il Ghetto 1 venne adibito per gli artigiani e i lavoratori con un permesso speciale, il Ghetto 2 venne destinato a tutti gli altri che non avevano rilevanza di forza lavoro o non erano parenti dei lavoratori. Ovviamente il Ghetto 1 era assolutamente congestionato. I tedeschi continuarono a massacrare gli ebrei non produttivi i giorni successivi: il 12 settembre vennero uccise altre 3.774 persone. Il 15 settembre con una ordinanza venne stabilito che i non abili al lavoro ancora residenti nel ghetto 1 dovevano essere trasferiti al ghetto 2. Nella notte del 15 settembre 3.000 persone vennero evacuate verso il Ghetto2 ma solo 600 lo raggiunsero, gli altri vennero condotti alla prigione di Lukiszki e di qui nella foresta di Ponary dove vennero fucilati. Di fatto la strategia dei "trasferimenti" da un ghetto all'altro serviva ai tedeschi per massacrare gli ebrei senza dover entrare all'interno dei ghetti e compiere retate che avrebbero richiesto uno spiegamento di mezzi eccessivo e avrebbero potuto comportare rischi di rivolte. Così le operazioni di massacro continuarono intensamente sino alla fine di novembre. Il rapporto ufficiale stilato da Karl Jaeger comandante dell'Einsatzkommando 3 del 1° dicembre 1941 riporta con esattezza le cifre dell'annientamento di questo periodo: |
| Data
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Ebrei
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Ebree
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Bambini
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Comunisti
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Totale
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| 12/8-1/9/41
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425
|
19
|
-
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17
|
461
|
| 2/9/41
|
864
|
2.019
|
817
|
-
|
3.700
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| 12/9/41
|
993
|
1.670
|
771
|
-
|
3.434
|
| 17/9/41
|
337
|
687
|
247
|
4
|
1.275
|
| 4/10/41
|
432
|
1.115
|
436
|
-
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1.983
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| 16/10/41
|
382
|
507
|
257
|
-
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1.146
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| 21/10/41
|
718
|
1.063
|
586
|
-
|
2.367
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| 25/10/41
|
-
|
1.776
|
812
|
-
|
2.578
|
| 27/10/41
|
946
|
184
|
73
|
-
|
1.203
|
| 30/10/41
|
382
|
789
|
362
|
-
|
1.207
|
| 6/11/41
|
340
|
749
|
252
|
-
|
1.341
|
| 19/11/41
|
76
|
77
|
18
|
-
|
171
|
| 25/11/41
|
9
|
46
|
8
|
-
|
63
|
| TOTALI
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5.904
|
10.701
|
4.313
|
21
|
21.275 |
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Nel mese di dicembre vennero condotte altre azioni di modeste dimensioni con un numero non precisabile di persone uccise. I massacri tuttavia non furono localizzate nella sola città di Vilna ma anche in tutto il territorio circostante
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6. LA CALMA PRIMA DELLA TEMPESTA: 1942-1943
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Dopo che i tedeschi ebbero "decongestionato" i due ghetti si stabilì un periodo di relativa tranquillità con la cessazione delle Aktionen di sterminio su larga scala. Il ghetto divenne produttivo con la maggior parte degli abitanti impiegati in lavori di vario genere svolti sia all'interno che all'esterno. Lo Judenrat - la cui figura preminente era il capo della polizia ebraica Jacob Gens - pensava che sino a quando la comunità fosse stata in grado di fornire un beneficio economico ai tedeschi sarebbe sopravvissuta. Così da un lato Gens si sforzò di controllare gli elementi che intendevano fuggire presso i partigiani o creare forme di rivolte, dall'altro lato si sforzò di "normalizzare la vita nel Ghetto. Vennero organizzati concerti e spettacoli teatrali nel palazzo dello Judenrat. Venne incoraggiata la cultura, l'educazione, la sanità. In Dzisnienska Strasse venne organizzato un circolo ricreativo per bambini. Fu dato un grandissimo impulso alla biblioteca, la cosiddetta "Casa della Cultura" in Straszuna Strasse. Frequentatissima dalla comunità che nella lettura cercava un modo di evadere dalla orribile realtà nella quale viveva. Nel 1942 erano stati dati in prestito 100.000 volumi ad una popolazione ridotta a poco più di 14.000 persone.
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7. LA LIQUIDAZIONE DEL GHETTO
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Nel giugno 1943 il terrore ripiombò sul ghetto di Vilna, le Aktionen ripresero sempre più frequentemente. Il 21 giugno 1943 Himmler aveva ordinato la liquidazione di tutti i ghetti orientali, l'invio degli abili al lavoro nei campi di concentramento e l'uccisione sul posto di tutti gli altri. Nel Ghetto quella parte di ebrei che riteneva segnata da tempo la sorte della comunità di Vilna si era organizzata militarmente formando un movimento di resistenza: la FPO (Fareynegte Partizaner Organizatsye). Gens aveva tollerato questo gruppo ma - quando i tedeschi ripresero le loro operazioni di massacro - i rapporti mutarono. Gens era ancora convinto che il ghetto sarebbe sopravvissuto e vedeva nella introduzione di armi , nel mantenimento di contatti con i partigiani delle foreste un pericolo per tutti. La crisi tra Gens e l'FPO si ebbe a metà luglio del 1943. Il comandante dell'FPO Yitzhak Wittenberg oltre a capitanare i resistenti ebrei del Ghetto faceva parte di una cellula ebrea comunista che operava nei boschi. Tra i comunisti e l'FPO vi era una diversa visione del modo di resistere. I comunisti volevano che l'FPO si rifugiasse nei boschi e combattesse all'esterno del ghetto, l'FPO invece voleva prepararsi a resistere all'interno del Ghetto. I tedeschi nel giugno 1943 catturarono alcuni membri non ebrei della cellula comunista di Wittenberg e vennero a sapere della sua appartenenza al gruppo. Pur ignorando che Wittenberg fosse anche il capo dell'FPO chiesero a Gens che lo consegnasse. Gens convinse Wittenberg a costituirsi. Le Aktionen ripresero con ancora più forza secondo gli ordini di Himmler. I tedeschi avevano deciso di liquidare definitivamente il Ghetto di Vilna. Jacob Gens non serviva più: il 14 settembre venne convocato presso gli uffici della Gestapo e qui ucciso. Il Ghetto di fatto non aveva più leader. Tra il 23 ed il 24 settembre venne ordinato a tutti gli abitanti del ghetto di abbandonare le loro abitazioni e di prepararsi a partire per campi di lavoro in Estonia. A parte pochi che rimasero nascosti, tutti gli ebrei si presentarono nel cortile dello Judenrat. I più forti e giovani vennero spediti in Estonia, le donne ritenute abili al lavoro in Lettonia, i troppo giovani o troppo anziani vennero condotti nella foresta di Ponary e massacrati. Un piccolo numero di ebrei rimase nel vicino campo di lavoro di Kailis. Nel marzo 1944 l'avanzata delle truppe sovietiche non trovava efficace resistenza e la caduta di Vilna apparve ai tedeschi imminente. Con la scusa di sottoporre i bambini del campo di Kailis a visite mediche i tedeschi li sottrassero ai loro genitori e li massacrarono nel bosco di Ponary. Il 2 luglio 1944 i sopravvissuti del campo di Kailis vennero a loro volta condotti a Ponary e massacrati. Duecento che si erano nascosti vennero scovati ed uccisi a loro volta sul posto: i russi avanzavano e non c'era tempo di portarli a Ponary. L'11 luglio i sovietici entrarono a Vilna.
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