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May 2
May 2
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April 30

Visione serena

  9.jpg picture by toxic_goth_666

 

Questa giornata così calda
Mi rincuora ma non mi salda
Alla sedia della vita
Che ormai per me è finita
Mi conduce nella magia
Ma può darsi che sia una bugia
Mi distrugge tutte le speranze
Che ormai ho chiuso dentro le stanze
Della mia mente che così confuso
Accende la testa ma non la usa
Mi sembra di vedere il niente
Mi sembra di penetrare la sua mente
Che tanto confusa e innamorata
Somiglia alla mia ma un po’ più ordinata
Fanciulla che tanto e poco mi attrai
Cosa ci fai li seduta con in testa i miei guai?
Non vorrai mica copiare le mie gesta
Perché altrimenti ti perderai tutti i giorni di festa
Ma forse tu stai soltanto pensando
A quanto è bello stare al parco aspettando
Quel tuo amore così cieco e tonto
Che sta cercando te in capo al mondo. 
<white_rose.gif image by ms40libra

 

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L'ultimo canto di Saffo

  ak_notda-10.jpg gothic image by Chrissy-erffa

Giacomo LeopardiROSE.gif ROSE image by NormaJeanAustin

Placida notte, e verecondo raggio
Della cadente luna; e tu che spunti
Fra la tacita selva in su la rupe,
Nunzio del giorno; oh dilettose e care
Mentre ignote mi fur l'erinni e il fato,
Sembianze agli occhi miei; già non arride
Spettacol molle ai disperati affetti.
Noi l'insueto allor gaudio ravviva
Quando per l'etra liquido si volve
E per li campi trepidanti il flutto
Polveroso de' Noti, e quando il carro,
Grave carro di Giove a noi sul capo,
Tonando, il tenebroso aere divide.
Noi per le balze e le profonde valli
Natar giova tra' nembi, e noi la vasta
Fuga de' greggi sbigottiti, o d'alto
Fiume alla dubbia sponda
Il suono e la vittrice ira dell'onda.
Bello il tuo manto, o divo cielo, e bella
Sei tu, rorida terra. Ahi di cotesta
Infinita beltà parte nessuna
Alla misera Saffo i numi e l'empia
Sorte non fenno. A' tuoi superbi regni
Vile, o natura, e grave ospite addetta,
E dispregiata amante, alle vezzose
Tue forme il core e le pupille invano
Supplichevole intendo. A me non ride
L'aprico margo, e dall'eterea porta
Il mattutino albor; me non il canto
De' colorati augelli, e non de' faggi
Il murmure saluta: e dove all'ombra
Degl'inchinati salici dispiega
Candido rivo il puro seno, al mio
Lubrico piè le flessuose linfe
Disdegnando sottragge,
E preme in fuga l'odorate spiagge.
Qual fallo mai, qual sì nefando eccesso
Macchiommi anzi il natale, onde sì torvo
Il ciel mi fosse e di fortuna il volto?
In che peccai bambina, allor che ignara
Di misfatto è la vita, onde poi scemo
Di giovanezza, e disfiorato, al fuso
Dell'indomita Parca si volvesse
Il ferrigno mio stame? Incaute voci
Spande il tuo labbro: i destinati eventi
Move arcano consiglio. Arcano è tutto,
Fuor che il nostro dolor. Negletta prole
Nascemmo al pianto, e la ragione in grembo
De' celesti si posa. Oh cure, oh speme
De' più verd'anni! Alle sembianze il Padre,
Alle amene sembianze eterno regno
Diè nelle genti; e per virili imprese,
Per dotta lira o canto,
Virtù non luce in disadorno ammanto.
Morremo. Il velo indegno a terra sparto
Rifuggirà l'ignudo animo a Dite,
E il crudo fallo emenderà del cieco
Dispensator de' casi. E tu cui lungo
Amore indarno, e lunga fede, e vano
D'implacato desio furor mi strinse,
Vivi felice, se felice in terra
Visse nato mortal. Me non asperse
Del soave licor del doglio avaro
Giove, poi che perir gl'inganni e il sogno
Della mia fanciullezza. Ogni più lieto
Giorno di nostra età primo s'invola.
Sottentra il morbo, e la vecchiezza, e l'ombra
Della gelida morte. Ecco di tante
Sperate palme e dilettosi errori,
Il Tartaro m'avanza; e il prode ingegno
Han la tenaria Diva,
E l'atra notte, e la silente riva.

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Amore e morte

  gothic3.jpg Gothic image by renate-msk

Muor giovare colui ch'al cielo è caro
Menandro

Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte
Ingenerò la sorte.
Cose quaggiù sì belle
Altre il mondo non ha, non han le stelle.
Nasce dall'uno il bene,
Nasce il piacer maggiore
Che per lo mar dell'essere si trova;
L'altra ogni gran dolore,
Ogni gran male annulla.
Bellissima fanciulla,
Dolce a veder, non quale
La si dipinge la codarda geme,
Gode il fanciullo Amore
Accompagnar sovente;
E sorvolano insiem la via mortale,
Primi conforti d'ogni saggio core.
Nè cor fu mai più saggio
Che percosso d'amor, nè mai più forte
Sprezzò l'infausta vita,
Nè per altro signore
Come per questo a perigliar fu pronto:
Ch'ove tu porgi aita,
Amor, nasce il coraggio,
O si ridesta; e sapiente in opre,
Non in pensiero invan, siccome suole,
Divien l'umana prole.
Quando novellamente
Nasce nel cor profondo
Un amoroso affetto,
Languido e stanco insiem con esso in petto
Un desiderio di morir si sente:
Come, non so: ma tale
D'amor vero e possente è il primo effetto.
Forse gli occhi spaura
Allor questo deserto: a se la terra
Forse il mortale inabitabil fatta
Vede omai senza quella
Nova, sola, infinita
Felicità che il suo pensier figura:
Ma per cagion di lei grave procella
Presentendo in suo cor, brama quiete,
Brama raccorsi in porto
Dinanzi al fier disio,
Che già, rugghiando, intorno intorno oscura.
Poi, quando tutto avvolge
La formidabil possa,
E fulmina nel cor l'invitta cura,
Quante volte implorata
Con desiderio intenso,
Morte, sei tu dall'affannoso amante!
Quante la sera, e quante
Abbandonando all'alba il corpo stanco,
Se beato chiamò s'indi giammai
Non rilevasse il fianco,
Nè tornasse a veder l'amara luce!
E spesso al suon della funebre squilla,
Al canto che conduce
La gente morta al sempiterno obblio,
Con più sospiri ardenti
Dall'imo petto invidiò colui
Che tra gli spenti ad abitar sen giva.
Fin la negletta plebe,
L'uom della villa, ignaro
D'ogni virtù che da saper deriva,
Fin la donzella timidetta e schiva,
Che già di morte al nome
Sentì rizzar le chiome,
Osa alla tomba, alle funeree bende
Fermar lo sguardo di costanza pieno,
Osa ferro e veleno
Meditar lungamente,
E nell'indotta mente
La gentilezza del morir comprende.
Tanto alla morte inclina
D'amor la disciplina. Anco sovente,
A tal venuto il gran travaglio interno
Che sostener nol può forza mortale,
O cede il corpo frale
Ai terribili moti, e in questa forma
Pel fraterno poter Morte prevale;
O così sprona Amor là nel profondo,
Che da se stessi il villanello ignaro,
La tenera donzella
Con la man violenta
Pongon le membra giovanili in terra
Ride ai lor casi il mondo,
A cui pace e vecchiezza il ciel consenta.
Ai fervidi, ai felici,
Agli animosi ingegni
L'uno o l'altro di voi conceda il fato ,
Dolci signori, amici
All'umana famiglia,
Al cui poter nessun poter somiglia
Nell'immenso universo, e non l'avanza,
Se non quella del fato, altra possanza
E tu, cui già dal cominciar degli anni
Sempre onorata invoco,
Bella Morte, pietosa
Tu sola al mondo dei terreni affanni,
Se celebrata mai
Fosti da me, s'al tuo divino stato
L'onte del volgo ingrato
Ricompensar tentai,
Non tardar più, t'inchina
A disusati preghi,
Chiudi alla luce omai
Questi occhi tristi, o dell'età reina.
Me certo troverai, qual si sia l'ora
Che tu le penne al mio pregar dispieghi,
Erta la fronte, armato,
E renitente al fato,
La man che flagellando si colora
Nel mio sangue innocente
Non ricolmar di lode,
Non benedir, com'usa
Per antica viltà l'umana gente;
Ogni vana speranza onde consola
Se coi fanciulli il mondo,
Ogni conforto stolto
Gittar da me; null'altro in alcun tempo
Sperar, se non te sola;
Solo aspettar sereno
Quel dì ch'io pieghi addormentato il volto
Nel tuo virgineo seno.

 <

 

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Il passero solitario

 

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Grafica StregataD'in su la vetta della torre antica,rose.gif a rose image by lynda68_2007
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finchè non more il giorno;
Ed erra l'armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli
Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.
Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de' provetti giorni,
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio, 
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch'omai cede alla sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell'aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.
Tu, solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni vostra vaghezza.
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,rose.gif a rose image by lynda68_2007
Quando muti questi occhi all'altrui core,
E lor fia vóto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest'anni miei? che di me stesso?
Ahi pentirornmi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.
April 22

Vilna

1.L'OCCUPAZIONE SOVIETICA DI VILNA (1939-1941)
 

Il patto Ribbentropp-Stalin del 1939 riconobbe ai Sovietici la Lituania come zona di influenza mentre i tedeschi si incorporavano la cittadina di Memel che ospitava una forte minoranza tedesca. Quando il 1° settembre 1939 i tedeschi e i russi invasero la Polonia scatenando la Seconda Guerra Mondiale le truppe sovietiche entrarono a Vilna il 19 settembre 1939. La comunità ebraica - che temeva l'arrivo dei tedeschi - accolse con favore l'Armata Rossa. Una parte di ebrei polacchi che erano stati intrappolati nella Polonia occupata dai tedeschi trovò scampo a Vilna. Ovviamente i Lituani - che con l'invasione russa perdevano la loro indipendenza - non videro l'arrivo russo con lo stesso spirito positivo. I Sovietici imposero alla Lituania un patto di alleanza militare il 10 ottobre 1939. Di fatto si trattava di una vera e propria occupazione della Lituania con il conseguente insediamento di truppe sovietiche sul territorio della piccola repubblica baltica. Il 28 ottobre 1939 i nazionalisti lituani diedero vita ad una rivolta e si impossessarono della città. A questa operazione fecero seguito una serie di azioni violente contro la comunità ebraica. Tra il 10 e l'11 novembre 1939 gli attacchi contro la comunità ebraica accusata di collusione con i sovietici si fecero particolarmente intensi. Il governo lituano a maggioranza antisovietica stipulò un trattato di alleanza con Estonia e Lettonia in funzione antisovietica. La reazione russa non si fece attendere. Mosca inviò un ultimatum alla Lituania chiedendo l'immediata costituzione di un governo amico dell'Unione Sovietica, l'accettazione di un numero ancora maggiore di unità militari sovietiche sul territorio lituano e il ripudio dell'alleanza con Estonia e Lettonia. Senza aspettare risposta all'ultimatum le truppe sovietiche entrarono in Lituania il 15 giugno 1940. Un mese dopo - il 14 luglio 1940 - vennero indette delle elezioni per far divenire la Lituania una delle repubbliche dell'Unione Sovietica. Ovviamente le elezioni - sotto lo stretto controllo sovietico - diedero l'esito che Stalin si attendeva: la Lituania perse la propria indipendenza e divenne una Repubblica Sovietica. La repressione e la sovietizzazione del Paese fu particolarmente violenta e colpì in modo indiscriminato sia i lituani che gli ebrei. Circa 6.500 ebrei furono costretti ad abbandonare la Lituania e migliaia di Lituani sospetti vennero deportati in Siberia. Vennero vietati gli insegnamenti religiosi sia cristiani che ebraici e chiuse le organizzazioni non comuniste.

 

2. L'ARRIVO DELLE TRUPPE TEDESCHE A VILNA
 

Il 22 giugno 1941 un pesante attacco aereo tedesco su Vilna preannunciò l'inizio della guerra russo-tedesca. La popolazione ebraica si divise: molti decisero di fuggire verso l'Unione Sovietica, molti altri decisero di rimanere in città. Molti dei fuggitivi non riuscirono a porsi in salvo a causa della rapida avanzata tedesca. La maggioranza della popolazione lituana accolse con gioia l'avanzata tedesca sperando che le truppe naziste avrebbero ridato alla Lituania l'indipendenza. I nazionalisti attaccarono le truppe russe in ritirata ed iniziarono a scatenare pogrom antiebraici per dare maggior peso alla loro richiesta di indipendenza. Già il 27 giugno 1941 si ebbero retate ed arresti di ebrei di sesso maschile. Le azioni antiebraiche fomentate dagli Einsatzgruppen avanzanti cominciarono a esaurirsi con l'arrivo delle truppe tedesche per essere sostituite da azioni di sterminio e controllo più pianificate. Tra il 4 luglio e l'8 agosto vennero uccisi 6.000 ebrei

3. I PROVVEDIMENTI CONTRO GLI EBREI
 

Il 3 luglio 1941 per ordine del comandante della città Von Osten gli ebrei vennero obbligati a portare la stella di David cucita sugli abiti. Alcuni giorni dopo il comandante in seconda, il tenente colonnello Zehnpfenning diramò minuziose istruzione su dimensioni e colori dei bracciali con la stella da indossare. Ovviamente fecero seguito tutti i classici e odiosi divieti nazisti: divieto di camminare sui marciapiedi, di possedere radio, di utilizzare telefoni e mezzi pubblici, divieto di frequentare il mercato e i mezzi pubblici. Le attività commerciali vennero confiscate. Il 4 luglio venne dato ordine di costituire un consiglio ebraico (Judenrat) dapprima di dieci e poi di ventiquattro membri. Questi primi provvedimenti emanati dall'autorità militare vennero razionalizzati e resi maggiormente efficaci con l'arrivo, l'8 luglio, di Hans Christian Hingst, Sturmbannführer delle SA incaricato della amministrazione civile di Vilna. Il 6 agosto 1941 Hingst impose agli ebrei di Vilna un tributo di 500.000 Reichsmark.

 

4. I RESPONSABILI TEDESCHI

Le operazioni di massacro sistematico che nell'estate del 1941 venivano attuate erano dirette da un distaccamento (Sonderkommando) dell'Einsatzkommando 9 Oberscharführer Horst Schweinberger. A coadiuvare Schweinberger era Martin Weiss, Hauptscharführer delle SS e comandante del carcere della città che dal gennaio 1942 sostituirà Schweinberger. Spostato alla sezione ebraica della Gestapo nel 1943 venne processato nel 1950 a Wurzburg e condannato all'ergastolo. Fu denominato "Il signore di Ponary". Altro personaggio di rilievo nei massacri di Vilna fu Rolf Neugebauer comandante della Gestapo di Vilna dal febbraio 1942 all'ottobre 1943 diresse l'SD e la Polizia di Sicurezza della città. Fu trasferito più tardi a Kaunas e poi a Budapest. Altro carnefice fu August Hering, capo del Sonderkommando di Vilna dal gennaio al giugno 1942. Nel 1950 fu processato insieme a Weiss e condannato all'ergastolo. Vi era poi Franz Murer aiutante di Hingst che verrà rintracciato da Simon Wiesenthal. Infine Bruno Kittel ex attore fu il responsabile finale della liquidazione del ghetto dal giugno 1943 direttore della sezione affari ebraici della Gestapo di Vilna.

 

  
5. LE OPERAZIONI DI ANNIENTAMENTO
 
Tra il 31 agosto ed il 3 settembre le operazioni di annientamento proseguirono. Fu quella che venne ricordata come "la grande provocazione". Gli ebrei furono accusati di aver ferito un soldato tedesco. Tutti gli ebrei che abitavano nella zona destinata a diventare ghetto vennero arrestati. Secondo il rapporto dell'Einsatzkommando vennero fucilati 3.700 ebrei (864 uomini, 2019 donne e 817 bambini). Tra il 5 ed il 6 settembre le case rimaste vuote delle vittime vennero adibite a ghetto. Di fatto furono costituiti due ghetti separati dalla Deutsche Strasse: il Ghetto 2 più piccolo con 11.000 abitanti ed il Ghetto 2 più grande con 29.000. Gli ebrei vennero spostati in queste due aree in condizioni disumane: lo spazio era assolutamente insufficiente per ospitare tutte queste persone e si profilava con tutta evidenza la volontà tedesca di eliminare fisicamente in tempi brevi la comunità di Vilna. Il Ghetto 1 venne adibito per gli artigiani e i lavoratori con un permesso speciale, il Ghetto 2 venne destinato a tutti gli altri che non avevano rilevanza di forza lavoro o non erano parenti dei lavoratori. Ovviamente il Ghetto 1 era assolutamente congestionato. I tedeschi continuarono a massacrare gli ebrei non produttivi i giorni successivi: il 12 settembre vennero uccise altre 3.774 persone. Il 15 settembre con una ordinanza venne stabilito che i non abili al lavoro ancora residenti nel ghetto 1 dovevano essere trasferiti al ghetto 2. Nella notte del 15 settembre 3.000 persone vennero evacuate verso il Ghetto2 ma solo 600 lo raggiunsero, gli altri vennero condotti alla prigione di Lukiszki e di qui nella foresta di Ponary dove vennero fucilati. Di fatto la strategia dei "trasferimenti" da un ghetto all'altro serviva ai tedeschi per massacrare gli ebrei senza dover entrare all'interno dei ghetti e compiere retate che avrebbero richiesto uno spiegamento di mezzi eccessivo e avrebbero potuto comportare rischi di rivolte. Così le operazioni di massacro continuarono intensamente sino alla fine di novembre. Il rapporto ufficiale stilato da Karl Jaeger comandante dell'Einsatzkommando 3 del 1° dicembre 1941 riporta con esattezza le cifre dell'annientamento di questo periodo:

Data
Ebrei
Ebree
Bambini
Comunisti
Totale
12/8-1/9/41
425
19
-
17
461
2/9/41
864
2.019
817
-
3.700
12/9/41
993
1.670
771
-
3.434
17/9/41
337
687
247
4
1.275
4/10/41
432
1.115
436
-
1.983
16/10/41
382
507
257
-
1.146
21/10/41
718
1.063
586
-
2.367
25/10/41
-
1.776
812
-
2.578
27/10/41
946
184
73
-
1.203
30/10/41
382
789
362
-
1.207
6/11/41
340
749
252
-
1.341
19/11/41
76
77
18
-
171
25/11/41
9
46
8
-
63
TOTALI
5.904
10.701
4.313
21
21.275

  
Nel mese di dicembre vennero condotte altre azioni di modeste dimensioni con un numero non precisabile di persone uccise. I massacri tuttavia non furono localizzate nella sola città di Vilna ma anche in tutto il territorio circostante

  
6. LA CALMA PRIMA DELLA TEMPESTA: 1942-1943
 
Dopo che i tedeschi ebbero "decongestionato" i due ghetti si stabilì un periodo di relativa tranquillità con la cessazione delle Aktionen di sterminio su larga scala. Il ghetto divenne produttivo con la maggior parte degli abitanti impiegati in lavori di vario genere svolti sia all'interno che all'esterno. Lo Judenrat - la cui figura preminente era il capo della polizia ebraica Jacob Gens - pensava che sino a quando la comunità fosse stata in grado di fornire un beneficio economico ai tedeschi sarebbe sopravvissuta. Così da un lato Gens si sforzò di controllare gli elementi che intendevano fuggire presso i partigiani o creare forme di rivolte, dall'altro lato si sforzò di "normalizzare la vita nel Ghetto. Vennero organizzati concerti e spettacoli teatrali nel palazzo dello Judenrat. Venne incoraggiata la cultura, l'educazione, la sanità. In Dzisnienska Strasse venne organizzato un circolo ricreativo per bambini. Fu dato un grandissimo impulso alla biblioteca, la cosiddetta "Casa della Cultura" in Straszuna Strasse. Frequentatissima dalla comunità che nella lettura cercava un modo di evadere dalla orribile realtà nella quale viveva. Nel 1942 erano stati dati in prestito 100.000 volumi ad una popolazione ridotta a poco più di 14.000 persone.

  
7. LA LIQUIDAZIONE DEL GHETTO
 

Nel giugno 1943 il terrore ripiombò sul ghetto di Vilna, le Aktionen ripresero sempre più frequentemente. Il 21 giugno 1943 Himmler aveva ordinato la liquidazione di tutti i ghetti orientali, l'invio degli abili al lavoro nei campi di concentramento e l'uccisione sul posto di tutti gli altri. Nel Ghetto quella parte di ebrei che riteneva segnata da tempo la sorte della comunità di Vilna si era organizzata militarmente formando un movimento di resistenza: la FPO (Fareynegte Partizaner Organizatsye). Gens aveva tollerato questo gruppo ma - quando i tedeschi ripresero le loro operazioni di massacro - i rapporti mutarono. Gens era ancora convinto che il ghetto sarebbe sopravvissuto e vedeva nella introduzione di armi , nel mantenimento di contatti con i partigiani delle foreste un pericolo per tutti. La crisi tra Gens e l'FPO si ebbe a metà luglio del 1943. Il comandante dell'FPO Yitzhak Wittenberg oltre a capitanare i resistenti ebrei del Ghetto faceva parte di una cellula ebrea comunista che operava nei boschi. Tra i comunisti e l'FPO vi era una diversa visione del modo di resistere. I comunisti volevano che l'FPO si rifugiasse nei boschi e combattesse all'esterno del ghetto, l'FPO invece voleva prepararsi a resistere all'interno del Ghetto. I tedeschi nel giugno 1943 catturarono alcuni membri non ebrei della cellula comunista di Wittenberg e vennero a sapere della sua appartenenza al gruppo. Pur ignorando che Wittenberg fosse anche il capo dell'FPO chiesero a Gens che lo consegnasse. Gens convinse Wittenberg a costituirsi. Le Aktionen ripresero con ancora più forza secondo gli ordini di Himmler. I tedeschi avevano deciso di liquidare definitivamente il Ghetto di Vilna. Jacob Gens non serviva più: il 14 settembre venne convocato presso gli uffici della Gestapo e qui ucciso. Il Ghetto di fatto non aveva più leader. Tra il 23 ed il 24 settembre venne ordinato a tutti gli abitanti del ghetto di abbandonare le loro abitazioni e di prepararsi a partire per campi di lavoro in Estonia. A parte pochi che rimasero nascosti, tutti gli ebrei si presentarono nel cortile dello Judenrat. I più forti e giovani vennero spediti in Estonia, le donne ritenute abili al lavoro in Lettonia, i troppo giovani o troppo anziani vennero condotti nella foresta di Ponary e massacrati. Un piccolo numero di ebrei rimase nel vicino campo di lavoro di Kailis. Nel marzo 1944 l'avanzata delle truppe sovietiche non trovava efficace resistenza e la caduta di Vilna apparve ai tedeschi imminente. Con la scusa di sottoporre i bambini del campo di Kailis a visite mediche i tedeschi li sottrassero ai loro genitori e li massacrarono nel bosco di Ponary. Il 2 luglio 1944 i sopravvissuti del campo di Kailis vennero a loro volta condotti a Ponary e massacrati. Duecento che si erano nascosti vennero scovati ed uccisi a loro volta sul posto: i russi avanzavano e non c'era tempo di portarli a Ponary. L'11 luglio i sovietici entrarono a Vilna.